Costelliamo? Ma di quante prove hai bisogno prima di lanciarti nel vuoto?

Affidarsi al campo quantico o morfogenetico o energetico o spirituale, chiamatelo come più vi piace, vi permette di lanciarvi verso cambiamenti profondi in poco tempo e molto mirati, che coinvolgono in termini sistemici l’individuo e tutte le persone a lui collegate, in modalità transgenerazionale, per liberarsi davvero e incontrare la migliore versione di se stesso.

Nel precedente articolo ho descritto sinteticamente lo strumento delle Costellazioni Familiari, ora sviluppo e aggiungo alcuni importanti elementi. Il termine Costellazioni tanto per iniziare: la parola rimanda alla configurazione di pianeti nel cielo e in effetti il concetto chiave di questo strumento è il rendere visibile, sensibile e palpabile la verità di un individuo in connessione con tutte le persone della sua storia familiare.

Campo quantico descrive un campo di “informazioni” nel quale siamo sempre immersi e che ci parla con un linguaggio profondamente diverso dall’utilizzo di parole, olistico, archetipico, sincronico. Transgenerazionale ci racconta che copioni di vita, memorie e fatti accaduti ai nostri antenati possono vivere dentro di noi per essere accolti e trasformati in forza e coraggio di scegliere il meglio per se stessi e per le persone con cui si è in relazione ora.

Fiducia nell’invisibile che si s-vela e nel nostro più alto e spirituale potenziale significa affidarsi a ciò che ancora ci sembra magia, poco convincente in termini logico-razionali, ma che funziona e attiva trasformazioni visibili e concrete nella nostra relazione con gli altri. Quindi chiediti di quante prove hai ancora bisogno per accogliere ciò che non conosci, che non capisci, che non incornici in teorie scientifiche ma che senti profondamente vere e trasformative. 

Un partecipante (A.V.) mentre era in scena come rappresentante di una persona mai vista né conosciuta ha sentito una forte emozione legata ad un evento particolare, si è girato verso di me e mi ha chiesto “ma come è possibile che senta questa cosa? Sono io cosciente di me stesso ma sento anche questa emozione legata ad un lutto, come è possibile?”. Subito la persona che stava mettendo in scena un proprio tema ha riconosciuto la veridicità di quell’evento. 

Ecco, quando parlo di farsi sorprendere ed accettare l’informazione che arriva dal campo intendo questo, rimanere e so-stare in quello che accade non pre-determinato, al servizio della storia dell’altro per svelare il copione di un film che chiede di essere cambiato.

Quindi ti rifaccio la domanda: “ma di quante prove hai bisogno per lanciarti nel vuoto e farti sorprendere da ciò che non puoi controllare ma solo vivere?”

Fabiana Boccola

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